Strateging species: la Natura ci parla!

conservazione della natura

La ricordo come una delle più belle lezioni all’Università: ecologia della conservazione!
Immagina che un giorno, nella tua vita di giovane naturalista, qualcuno ti dica che c’è ancora speranza. Che esiste una branca delle Scienze Naturali fatta da coraggiosissimi biologi, che si battono per misurare, capire e tutelare la biodiversità del pianeta Terra. Come? Proteggendo le sue specie, gli habitat e gli ecosistemi. Un braccio di ferro tra un manipolo di gente ed il tasso di estinzione o l’aggravarsi delle cattive condizioni di salute degli ecosistemi. Quelli che i media chiamerebbero “scienziati”, ma si tratta di insospettabili persone in carne e ossa! Ma la frase che più mi ha colpito, durante quella lezione, è stata questa: prima di agire, di fare qualsiasi azione di conservazione, bisogna osservare. Ascoltare. Vedere e capire i meccanismi naturali di un ecosistema. La Natura ci parla, con le strateging species!

Naturalisti e biologi che si occupano di conservazione, hanno infatti capito da tempo che non tutte le specie giocano lo stesso ruolo all’interno di un ecosistema. Salvaguardane alcune, o porre una particolare attenzione ad altre, permette di progettare al meglio le azioni di conservazione e ottenere risultati migliori. Hanno così creato un decalogo di strateging species, particolari ruoli che una specie può svolgere all’interno di un ecosistema. Questi ruoli vengono poi sfruttati dai biologi all’interno dei progetti di conservazione della Natura. Insomma, diventa tutto un gran gioco di ruolo!

conservation biology
Naturalisti e biologi della conservazione…. un gioco da ragazzi!
Quando montavo cassette nido per Grillai Falco naumanni nello splendido gruppi di LabZea

Di seguito, le più comuni strateging species:

Specie keystone

Questa specie (letteralmente “chiave di volta”) è quella che regola la presenza e l’abbondanza della maggior parte delle altre specie con cui condivide l’ecosistema. Proprio come la pietra di volta che sorregge l’arco, la scomparsa della keystone species fa crollare rapidamente tutto l’ecosistema. Questa strateging species è di solito rappresentata da un predatore. Un esempio classico è il lupo, che con la sua attività predatoria regola le popolazioni di ungulati selvatici, le mantiene sempre in movimento permettendo ai giovani alberi di non essere troppo brucati. Questi ultimi formano boschi giovani e vitali, sfruttati da molte specie di uccelli, nonché dai castori come legna per le loro diga, ecc…

Lupo appenninico. Foto di Bruno D’amicis.

Specie cardine

Comportamento simile alla keystone. Questa strateging species però è di solito alla base della rete trofica (quella che una volta era definita “catena alimentare”). E’ quella che assicura abbondante biomassa e cibo. Proprio come il cardine di una porta, la scomparsa di questa specie rende un ecosistema estremamente disequilibrato, disallineando tutte le relazioni tra le varie specie. Una specie cardine del Mediterraneo è il coniglio. Benchè originario della penisola iberica, questo lagomorfo è stato importato in tutte le zone costiere europee ed oggi è alla base dell’alimentazione di tantissimi mesopredatori (faina, martora, volpe, gatto selvatico) e predatori apicali (Aquila del Bonelli in primis). La sua recente diminuzione, dovuta alla caccia spietata e alla mixomatosi, ha messo in serio disequilibrio le catene trofiche mediterranee!

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Coniglio selvatico. Foto di Alessandro Gurreri.

Specie habitat formers

E’ di solito un vegetale (in ambiente marino invece, è spesso rappresentata da animali coloniali sessili, come i coralli) ed è la colonna portante di un habitat. E’ la specie che ne permette la formazione, creando le condizioni ecologiche per permettere alle altre specie di colonizzare quell’area. In tutti i boschi del meridione italiano, la strateging species che prende questo ruolo è il leccio. Crea infatti ombrose leccete che ospitano numerose specie, arricchiscono il suolo di materia organica, mantengono l’umidità. Anche nei querceti misti, in zone prossime alla costa, il leccio fa sempre la sua parte, formando lo zoccolo duro dell’habitat.

Leccio centeraio nei boschi di Volpignano (PA)

Specie indicatrici

Come da titolo, la presenza di questa specie indica una modifica dell’habitat, che può essere positiva o negativa in termini di conservazione. Deve essere una specie (o un gruppo di specie) però in stretta relazione a un cambiamento e che permette di misurarlo quantitativamente (correlazione statistica!).
All’aumentare dell’urbanizzazione ad esempio, il numero di ratti neri cresce sensibilmente. Al diminuire del disturbo del suolo aumenta, nel giro di qualche anno, la presenza di orchidee selvatiche.

strateging species orchis
Orchis italica

Specie Bandiera

Chi non conosce il simbolo del WWF?
La specie bandiera dev’essere una specie bella, carismatica, dall’aspetto caratteristico e facile da ricordare. Viene proposta alla popolazione come simbolo di un progetto conservazionistico, in maniera tale che rimanga impressa nella mente del grande pubblico e renda “intuibile” il grosso lavoro del biologo conservazionista. Ci sono bizzeffe di esempi per questa strateging species: l’upupa della LIPU, il panda del WWF, lo stambecco del Parco Nazionale del Gran Paradiso, ecc…

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Specie ombrello

Spesso una specie bandiera è anche una specie ombrello. La sua protezione infatti, ricade con un effetto ad ombrello sull’intero ecosistema. Proteggendo quell’animale (o pianta), si ha una ricaduta positiva su tutte le popolazioni che ne condividono l’habitat. Proteggere i siti riproduttivi dei falconi ad esempio (falco pellegrino, falco lanario) fa sì che tutti gli animali che ne condividono le stesse pareti per nidificare, godano di quell’azione di conservazione della Natura.

strateging species raptor

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Le strateging species possono essere adoperate in ogni tipo di ecosistema. Vogliamo fare un esempio? Il mar Mediterraneo. Abbiamo i delfini come keystone species, le acciughe come specie cardine, i ricci di mare come specie indicatrice, la Posidonia oceanica come habitat formers, la tartaruga marina come specie bandiera e anche come specie ombrello.
Adottare questo modo di lavorare, permette a chiunque di dare una mano alla Natura e imparare a fare interpretazione ambientale. La capacità di osservare è intrinseca nell’uomo e capire i meccanismi degli ecosistemi ci aiuta a comprendere il ruolo di ogni specie, nonché il nostro. Possiamo davvero essere custodi di questo grande ecosistema Terra? Io credo fermamente di sì!

Il vostro caro Totò

Per altre informazioni:
Qui per angloabili
Qui un’ottima presentazione, in ambito marino.

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