Le antiche vie. Un elogio del camminare (R.Macfarlane)

antiche vie

Sono grato a quelle giornate in cui riesco a svincolarmi un attimo dal lavoro a casa Acquagrande. Quando la terra delle colture è umida, galline e anatre sono sazie e non c’è niente di impellente da fare, il mondo si spalanca improvvisamente di fronte al cancello aperto. Salgo la stradina che porta fino ai piedi della montagna. Da lì taglio per pascoli e uliveti. Quando esco dai coltivi, seguo una pista di animali tra la vegetazione. Ginestre e cisti quasi ti soffocano, l’erba taglia-mani ti graffia il volto e le braccia. E poi d’improvviso tutto si apre. Si è in quota e lo sguardo abbraccia tutta la parte costiera della valle del fiume S.Leonardo. Davanti a me c’è un sentiero tardo-medioevale.
Probabilmente è il sentiero che ho battuto più volte in vita mia.

I sentieri e i loro segni mi attirano da sempre: catturano il mio sguardo e lo tengono avvinto. L’occhio è sedotto da un sentiero, e così pure la fantasia.

Robert Macfarlane – Le antiche vie.

Ben delineato, con i fianchi sinuosi protetti da antichissimi muretti a secco, è quello che rimane di una antica via che risale al 1300 e che collegava tra di loro le varie zone di un antico latifondo crisitano: il feudo San Francesco. Qui, più di sette secoli fa, i versanti terrazzati di Rocca S.Felice ospitavano mandorleti e uliveti. Non sarà stata una via trafficata. Giusto qualche frate, asini carichi di ceste, devoti e pellegrini, mezzadri dallo sguardo arcigno. Da lì infatti si arriva all’omonimo eremo, poi giù fino a un piccolo monastero francescano, oggi cadente e rinominato “le case di Acquagrande”.

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Antica via su Rocca S.Felice, dove la vista spazia su Monte S.Calogero e la valle del fiume S.Leonardo. Tre santi in un colpo!

Il panorama è parecchio cambiato, da allora. Le colture arboree si sono degradate in gariga (ne abbiamo parlato qui) ed estese praterie ad Ampelodesma, a causa dei continui incendi. Il suolo si disintegra e cade giù a valle, portando a nudo le rocce. Parte del sentiero è ormai perso per sempre. Solo l’Eremo resiste, gestito magistralmente da una associazione che rivaluta questi luoghi con un approccio giovanile e sostenibile.

I sentieri sono le consuetudini di un paesaggio. Sono atti di creazione consensuale. E’ difficile realizzare un sentiero da soli (…). I sentieri uniscono. E’ la loro missione fondamentale, la ragione prima della loro esistenza. A rigor di termini uniscono luoghi, in senso lato persone.

Robert Macfarlane – Le antiche vie

Camminare in queste tracce che il tempo sta sbiadendo, mi riporta a piè pari in “Le antiche vie” di Robert Macfarlane. Un uomo che ha trovato il suo equilibrio tra la cattedra di lettere a Cambridge e i 13.000 km che ha percorso nella sua vita (lo ha ammesso lui stesso, eh!). Dopo aver letto il suo primo libro, regalatomi per caso da un amico, mi sono buttato a capofitto nella lettura di “Le antiche vie” che non mi ha deluso per niente. Perchè MacFarlane è così: ti spiega la vicinanza etimologica tra imparare e camminare mentre percorre le vie fangose delle brughiere, salvo poi incappare in una tempesta invernale e rimanere bloccato una notte all’adiaccio. La mattina dopo poi si rallegrerà del canto delle allodole sul prato in cui ha dormito.

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Cippi di presunta epoca romana, nei pascoli di Pizzo di Chasu – Mezzojuso (PA)

A volte sono incappato in fantasmi, su queste antiche vie. O meglio in sentieri fantasma, vie che semplicemente scompaiono, non esistono più.
A Mezzojuso (PA), in un fuori pista che portava alla vetta di Pizzo di Chasu, attraversavamo pascoli a perdita d’occhio. Lontanissimi, i lembi meridionali dei boschi di Ficuzza. Il terreno era fangoso, sovra-pascolato e il sole ci cuoceva le spalle e le braccia. Arrivati in cima al crinale, tra le Ampelodesma sferzate dal vento e null’altro, c’erano due cippi, probabilmente di epoca romana. Due pietre miliari che un abitante di quei promontori aveva posizionato, due millenni fà, per informare il viandante, diretto a Occidente. Dallo scomparso insediamento di Chasu, quella via fantasma doveva aver attraversato enormi boschi, con lupi, cervi e querce così grandi da permettere a stento il passaggio a greci, romani, normanni medioevali e in ultimo anche albanesi. Poi l’antico borgo è scomparso, assieme ai lupi, ai cervi e ai boschi. Nessuno calpestava più quel sentiero.
Al nostro passaggio rimanevano solo quelle due pietre miliari…

Anche i sentieri sono consensuali, perché senza la cura e la pratica comune, essi scompaiono: ricoperti di vegetazione, arati o edificati (…). Come i canali del mare che richiedono dragaggi regolari per rimanere aperti, i sentieri DEVONO essere camminati”.

Roberto Macfarlane – Le antiche vie

Per chi, come me, ama camminare e leggere di camminate, può trovare in questo libro una ottima lettura. Un succidaneo del sentiero da percorrere, quando fuori diluvia o il caldo è soffocante, o il tempo per organizzare un bel trekking non si riesce a trovare.
Fidatevi, Macfarlane non delude mai!

Le antiche vie. Dalla recensione di “Alpinismo Molotov

Cosa conosco di questo posto che non posso ritrovare da nessun’altra parte? E poi, invano, che cosa sa di me questo posto che io non possa sapere di me stesso?

Roberto Macfarlane – Le antiche vie

Per saperne di più:
cammini.eu
alpinismomolotov.org

II vostro caro Totò

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