Quello che mi ha insegnato la Monarca africana…!

monarca africana

C’è una specie che, per voi, ha il sapore dell’esotico, del raro e bellissimo? Che rappresenta il brivido dell’esplorazione zoologica? Che vi fa palpitare il cuore quando riuscite a vederla per la prima volta, dopo averla inseguita per anni? Per me sì, ed è la Monarca africanaDanaus chrysippus.

Il perchè è semplice: è una specie che ha accompagnato tutta la mia vita naturalistica, senza che io riuscissi mai a vederla. Ho scoperto della sua esistenza circa venti anni fa, quando da ragazzino lessi di questa specie, prettamente africana, che però faceva comparse occasionali anche in Italia. Lo scoprii grazie ad un forum, uno strumento web ormai in disuso, ma che riusciva a mettere in contatto persone lontanissime tra loro e con la stessa passione. Avevo 13 anni, vivevo in provincia di Palermo e non conoscevo nessuno che fosse appassionato di Natura quanto me. Insomma, ero un alieno. Grazie ai forum invece, scoprii di non essere solo… anzi, eravamo tantissimi!

monarca africana
Esemplare fotografato lungo la costa sud della Sicilia, da Davide D’amico, 2016.

Poi, nel 2006 mi imbattei in questa discussione su Forum Natura Mediterraneo. Avevano fotografata delle Monarca africana in accoppiamento, proprio a Palermo! L’entomologo che aveva aperto il post, Marcello Romano, affermava come fosse relativamente facile trovarla in autunno, purchè fossero presenti le sue piante nutrici: le Asclepiadacee.
M******, che notizia! L’anno precedente avevo infatti trovato una estesa popolazione di una strana specie (rivelatasi poi Asclepias fruticosa) lungo la piana di Buonfornello ed ero riuscita a determinarla da solo. Non persi tempo. Presi il motorino e percorsi i venti minuti che mi separavano da quel luogo, col cuore in palpitazione. Ma di Monarca non ne trovai nemmeno una. Per anni eh, perchè poi ci sono tornato ad ogni autunno. Niente…

monarca africana
Esemplare fotografato da Alberto Grimaldi, in Sicilia orientale

Nel frattempo cresco e mi iscrivo a Scienze Naturali. Divento sempre più bravo e più appassionato. Comincio a lavorare al Museo di Zoologia P.Doderlein, dove imparo veramente tanto. E un giorno, come donazione, arriva una bellissima collezione di farfalle. Le scatole entomologiche sono perfette, ben chiuse e lucide. Gli animali in ottime condizioni, ordinati in maniera sistematica. Il cuore mi batte di nuovo forte. Arrivo alla cassetta dei Nymphalidae, sottofamiglia Danainae e…porca m@#*[%&!!!
Nel posto dedicato alla Monarca africana c’è solo lo spillo e un cartellino intatto, con scritto “Danaus chrysippus – Palermo – 1998“. Ma l’animale si è sbriciolato. L’unico in quello stato. In tutta la collezione

La Monarca africana è una specie subtropicale africana, ben presente in tutto il continente. Come la più famosa cugina americana, anche lei è una farfalla migratrice e compie considerevoli spostamenti nel periodo tardo-estivo, spostandosi verso nord. Se però fino agli anni ’80 si fermava al Sahel, approfittando delle piogge autunnali per mettere al mondo un’altra generazione di Monarca, da circa trent’anni ha cominciato anche a solcare il Mediterraneo, tentando la colonizzazione di Italia, Grecia e Spagna. Una tra le tante “prove empiriche” della tropicalizzazione del mediterraneo e degli “ospiti caldi” che arrivano da latitudini più basse e riescono a riprodursi anche qui.

danaus chrysippus caterpillar
Bruco di Monarca africana. Da notare i colori aposematici che ne indicano velenosità ai predatori.

Quello che succede infatti è che, da giugno a dicembre, con un picco di presenze a fine estate, ogni ondata di scirocco porta con se decine di esemplari di Monarca, ad allietare soprattutto le zone costiere. Questi individui si riproducono su piante del genere Asclepias (ora genere Gomphocarpus, piante esotiche invasive!) Caralluma (presente allo stato naturale solo a Lampedusa) e Stapelia (genere di piante ornamentali). Le deposizioni della Monarca africana sono note da tre decenni sulla nostra isola, ma i bruchi non riuscivano a sopravvivere all’inverno mediterraneo. Da pochi anni invece, si stanno registrando lungo le coste sempre più casi di individui che riescono ad impuparsi, sfarfallando poi nei mesi più miti.

Una volta laureato, comincio a lavorare a pieno ritmo come naturalista. Contratti uno più bello dell’altro, che mi portano a vedere posti e animali che nemmeno nei miei sogni. Tra questi, un conteggio rapaci migratori sullo Stretto di Messina, grazie a Ornis italica, in cui scopro di essere in una valle interessata anche dalla migrazione delle farfalle! Sotto di me passano fiumi di cavolaie, cedronelle, vanesse del cardo e vanessa atalanta. Ma Monarche africane, manco mezza!
La fotograferanno due giorni dopo la scadenza del mio contratto, quando io ero già dall’altra parte dell’isola.

migrazione naturalisti
Felice come un bambino (barbuto) davanti a quella che ho ribattezzato la “Valle delle Farfalle” a Serro (ME), con centinaia di esemplari in migrazione

Poi arriva il 2019. Ormai la Monarca africana la fotografano tutti, tra i miei contatti naturalistici, pure quelli a cui non era mai importato niente delle farfalle. Io nel frattempo lavoro al CNR, nell’Osservatorio della Biodiversità Regione Sicilia. Sono sulla costa sud, in pieno Canale di Sicilia. Di fronte, nelle giornate terse e limpide, si vede la Tunisia. Se non la becco stavolta, non la becco più. E infatti una mattina lo scirocco compie una magia. I filari di Lantana che percorrono tutto l’istituto sono grondanti di farfalle. Cavolaie e Vanesse in volo ovunque e tra questi….no non ci posso credere!!!
Non una, non due, ma ben dieci esemplari di Monarca africana pasteggiano tra i fiori colorati. Tanta è l’emozione che mi butto il caffè di sopra. Prendo il telefonino, con le mani tremanti e faccio questo scatto:

monarca africana

Nello stesso anno sono poi riuscito anche ad allevare una mezza dozzina di bruchi, di questa specie! Per una fortuita coincidenza sono venuto in possesso di un manipolo di golosoni a strisce gialle e nere che stavano divorando una Caralluma europaea di un collega naturalista. I bruchi, come gli adulti, mostrano spiccati colori aposematici, che indicano una situazione di pericolosità o inappetibilità ai potenziali predatori. Sono infatti tossici (non è il primo caso di bruco tossico che trattiamo!) a causa della loro dieta. Le asclepiadacee infatti sono tutte velenose. Li ho ospitati su una Stapelia in giardino, osservando la loro crescita fino alla formazione della pupa. Purtroppo però non sono riusciti a superare l’inverno.

monarca africana bruchi
Bruchi di Monarca africana su Stapelia variegata

Insomma, la Monarca africana mi ha portato a scoprire un sacco di nozioni ecologiche senza mai nemmeno trovarla. Aposematismo, migrazioni, riscaldamento globale, specie vegetali invasive. Mi ha anche insegnato parecchio sulla divulgazione on-line e sulle piattaforme informatiche a tema scientifico. Quindi, se cercate una ottima specie per fare interpretazione ambientale, la Monarca africana fa proprio al caso vostro. Ma prima dovete trovarla!

Il vostro caro Totò

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