12 anni e una cima da scalare

adolescenza trekking

Una promessa è una promessa!
Partiamo che è mattina presto, l’aria è fresca e tira vento da nord. Perfetto, così il rischio di beccare un acquazzone è al minimo. Mio figlioccio P. aspetta ardentemente questo momento da settimane. Eravamo rimasti che avremmo fatto un’escursione, alla fine del periodo scolastico, per evadere un po da tutti quei mesi di clausura passati a sorbirsi didattica a distanza e noiosi pomeriggi casalinghi. Detto fatto, prepariamo zaino, binocolo, taccuino, borraccia, un panino e una focaccia, e ci prepariamo a scalare Pizzo Carbonara (1979 m.), la vetta più alta della Sicilia (escludendo l’Etna, che è un vulcano…!).

Perchè proprio questa meta?
Da un lato sono sicuro di trovare tanta fauna selvatica, argomento che ha affrontato quest’anno a scuola, in maniera un po troppo spedita e minimale. Un po perchè…ha bisogno di una avventura.
Te l’immagini scalare una vetta così alta a soli dodici anni?
Scendiamo dalla macchina che P. ha già il binocolo al collo, si guarda intorno speranzoso e chiede: -ma quando cominceremo a vedere animali?-
-Guarda!- gli dico indicandola col dito – a due passi da te c’è una volpe!- come se ce l’avessi messa io. Proprio dietro di lui si è materializzata una grossa volpe sorniona, in attesa di qualche bocconcino. P. fa un salto degno di un olimpionico, nascondendosi spaventato dietro di me. Poverino, non se l’aspettava!!!

volpe montagna

Prendiamo il sentiero Italia, che P. chiama affettuosamente la strada dei polacchi (per via dei colori rosso e bianco). Gli spiego che è una traccia che percorre tutta l’Italia, da Trapani fino a Trieste, passando per gli Appennini e le Alpi. -Quanto tempo ci vuole per percorrerla tutta?-
-Penso un anno, circa. Se vuoi potrai farlo, quando sarai grande-
-Ma come faccio, devo andare a scuola-
-Quando finisci la scuola-
-Ma poi sarò vecchio…!-
-Ah…grazie per il vecchio-

trekking ragazzini

Il sentiero è letteralmente disseminato di impronte, tracce di animali, feci. Incontriamo resti fecali di Daino, di Cinghiale, di Istrice, di Volpe. E dopo una serie ininterrotta di zig-zag cominciamo ad arrivare ai primi pianori. Lì tutto cambia. Un tripudio di farfalle. A decine si alzano dalla praterie fiorite ogni volta che facciamo un passo fuori dal sentiero, volandoci attorno. Tento invano di fotografarle per tutta la giornata, ma la macchina fa i capricci e dopo un po desisto. Peccato, c’erano un sacco di specie rare!

farfalle madonie

Mi sorprende la rapidità del passo di P.
Avendo lavorato come guida escursionistica per quasi un decennio, so bene quanto possano essere frustranti e lamentosi i ragazzini della sua età. Quando la noia comincia ad affacciarsi, il percorso sembra allungarsi sotto i loro piedi in maniera spropositata, cominciano a impigrirsi, alcuni fanno i capricci. P. invece cammina leggero e spensierato. Una parlantina continua e simpatica mi accompagnerà per tutto il sentiero, con domande su qualsiasi cosa. Saliamo alle prime doline con un tempo quasi da record.
Quasi in cima, arriviamo alla dolina anfiteatro, uno dei luoghi più famosi di Pizzo Carbonara, nel complesso montuoso delle Madonie.

trekking adolescenti

-Sai- gli dico – alla base di questa dolina c’è un sasso. Se scendi giù e lasci cadere una pietra su quel sasso, l’acustica della dolina è così perfetta che chi rimane in cima lo sente come se gli fosse caduto davanti-.
Detto fatto P. prende un sasso e, prima che possa fermarlo, con la foga dell’adolescenza lo lancia con tutte le sue forze verso il centro della dolina, con una parabola perfetta. Il sasso rimbalza una, due, tre volte e poi -TOC!- si ode nettamente l’impatto col sasso sul fondo. Come se ce l’avessimo accanto. Che culo!

Arriviamo in cima che è solo mezzogiorno. Ci abbiamo impiegato due ore, un tempo minimo considerata la sua età. Due ore in cui abbiamo avvistati daini, codirossi spazzacamini, tordele, pettirossi, gracchi corallini, gheppi. Due ore immersi nello sfarfallio di migliaia di farfalle.
Arrivati in cima P. non si contiene dalla gioia: – Oh my God! Ce l’ho fatta. Il monte più alto della Sicilia, l’abbiamo scalato noi! 2000 metri di altezza, che cavolo!- Benedetta adolescenza.
La sua gioia è la mia gioia. E questo “ce l’ho fatta” era proprio quello che volevo sentire.

Ammetto infatti di non aver mai visto P. così dedito, e per un periodo così prolungato. Grazie ad un semplice binocolo ha scoperto di avere un ottimo occhio per la fauna selvatica, una velocità di riflessi che nemmeno io sospettavo, un’ottima memoria per i nomi degli animali (tranne Parnassius apollo, che continuava a chiamare Parmigianus, o qualcosa di simile…vabbè!). Ha inoltre imparato l’etica della montagna. E’ essenziale, in un paese sempre più industrializzato e popoloso come il nostro, imparare ad entrare in natura in punta di piedi, senza disturbare. Essere visitatori, ma sopratutto custodi. Conoscere le specie, le storie dietro alla loro presenza, capire quali fantasmi si aggirano in montagna, sotto forma di specie estinte. E tutto questo si impara da semplici gesti durante una passeggiata. Salutando gli altri escursionisti. Ammirando un daino col suo cucciolo senza fare il minimo rumore. Aggiungendo un sassolino sui numerosi omini lungo il sentiero.

madonie pizzo carbonara

Penso che portare i ragazzi in montagna sia non solo benefico per loro, ma FONDAMENTALE. Li stacca un po da quel cellulare troppo presente. L’esercizio fisico tonifica loro il corpo, allena le gambe e il torso, rallenta la respirazione ed il battito cardiaco. Inoltre sgombra la testa dai mille pensieri dell’adolescenza, riduce l’ansia e la frustrazione, di conseguenza azzera lo stress. Aumenta la creatività e l’attenzione. Tutte abilità utili per sopravvivere alla propria adolescenza.
E poi….cosa c’è di più importante per la propria autostima di scalare una montagna di 2000 metri?
Insomma. non rivediamo l’ora di farci un’altra bella scarpinata.

12 anni cima trekking

Il vostro caro Totò

Per saperne di più:
I benefici del trekking
Il nostro itinerario

 826 total views,  2 views today

Lascia un commento