Anagyris foetida: le incredibili potenzialità delle specie comuni

Anagyris foetida

Nel 2019 ho partecipato a Regreen Costa Larga, evento ancora sulla bocca di tutti per la portata di gente e di azioni che è riuscita a raggiungere ed attuare. Si è trattato di un tam-tam mediatico che chiedeva a persone sensibili e volenterose di radunarsi a Castellamare del Golfo (TP). La gente portava quante più specie possibili di semi nativi, per riforestare una zona devastata dagli incendi. Matthieu, l’ideatore dell’evento, destinato a diventare una persona importante sul mio cammino, mi chiese cosa fossero quei semi dal colore blu cobalto. Sorrisi. Perché mi piace sempre parlare di Anagyris foetida

Legno puzzo
Anagyris foetida

Anagyris foetida, volgarmente chiamata legno-puzzo, o carrubazzo, è una leguminosa dal portamento cespuglioso. Molto comune in tutti i versanti mediterranei soleggiati. Questa specie è destinata a rimanere ben impressa nei giovani naturalisti ai primi approcci con la flora spontanea. Tutte le parti della pianta hanno un caratteristico odore intenso (e, ahimè, davvero sgradevole). Anagyris foetida è infatti una bomba di alcaloidi, risultando quindi anche velenosa. Tuttavia è una specie dalle grandissime potenzialità, rimasta immotivatamente nell’ombra. Oltre ad avere molte peculiarità che la rendono una specie singolare, alcune delle sue caratteristiche sono perfettamente sfruttabili come pianta da supporto per le coltivazioni in agricoltura naturale, soprattutto se si usa un approccio vocato alla Permacultura.

Ambiente semi-arido su versanti soleggiati mediterranei. Ottimo posto per trovare questa specie (in foto, a sinistra del masso).

Scopriamo infatti che:
Anagyris foetida ha un grande potenziale per il recupero e la conservazione del suolo contro la desertificazione, grazie alla sua resistenza alla siccità e alla simbiosi con batteri azotofissatori e funghi micorrizici arbuscolari. In questo studio dell’Università di Palermo A.foetida è stata utilizzata per recupera siti desertificati in ambienti semiaridi del Sud Italia, principalmente composti da accumuli di inerti e scarti edili. Coadiuvato dall’inoculazione di microsimbionti, che hanno aiutato enormemente la radicazione e la propagazione di questa specie, il sito è stato ricolonizzato praticamente in tempo record!

– Tutti gli arbusti mediterranei stabiliscono una simbiosi mutualistica con batteri del suolo azotofissatori, ma nessuno batte Anagyris foetida. Questa ricerca, ancora una volta condotta dall’Università di Palermo, ha isolato ben 80 rizobi simbiontici da diverse specie di leguminose siciliane, attestando che la maggior promiscuità di specie, e quindi la maggior presenza di batteri simbionti, è presente in Anagyris foetida, che risulta nodulata da ceppi di Rhizobium, Mesorhizobium, Agrobacterium e Bradyrhizobium.

– Tutte le leguminose native svolgono un ruolo chiave per la conservazione del suolo, specialmente durante le prime fasi delle successioni ecologiche, quando da ecosistemi prettamente prativi si passa al cespuglieto che poi darà origine al bosco. Il suolo è una risorsa fondamentale per la salute umana, l’agricoltura e lo stoccaggio di carbonio libero in atmosfera. Tuttavia, è costantemente minacciato dalla desertificazione e dall’inquinamento dilagante. Plantumare Anagyris foetida o altre leguminose in suoli degradati è indubbiamente una strategia vincente!

baccello legno puzzo
Baccelli secchi di Anagyris foetida. Ognuno contiene fino a 7 semi. Benchè davvero simili alle fave, i frutti e i semi secchi contengono alti livelli di alcaloidi, risultando pertanto tossici.


– E’ inoltre l’unico caso europeo di pianta dall’impollinazione ornitogama (ovvero ad essere impollinata dagli uccelli). La fioritura avviene in tardo inverno – inizio primavera. La particolare struttura del fiore, mediamente più allungata, è adatta al becco di uccelli della famiglia dei Sylvidae, soprattutto del genere Sylvia (capinera, occhiocotto) e del genere Phylloscopus (i cosidetti luì), che ne apprezzano il nettare, permettendo contemporaneamente l’impollinazione incrociata. Questi due generi di uccelli sono per lo più insettivori e utilizzano Anagyris foetida come una fonte nutritiva alternativa, in un periodo delicato per loro. Utilizzare questa pianta nei nostri giardini può aumentare la presenza di uccelli predatori utili alla lotta biologica, eliminando i parassiti delle colture e aumentando contemporaneamente la salute dell’ecosistema attorno a noi.

Anagyris foetida fiori
Fiori di Anagyris foetida. Dalla particolare forma allungata, questa specie è strettamente ornitogama, cioè viene impollinata dagli uccelli.

In sintesi quindi, questa specie può combattere la desertificazione, contribuire a eliminare insetti dannosi e, opportunamente gestita, aumentare la quantità di suolo e il contenuto di azoto in essa.
Perché non utilizzarla nei nostri progetti/orti/giardini?
La riproduzione per talea è relativamente facile: tagliandone rametti semi-legnosi in autunno e interrandoli direttamente al suolo o in vasi con terriccio umido, la percentuale di riuscita è relativamente alta. Inoltre i semi sono davvero facili da trovare in grande quantità (nell’ultima passeggiata ne ho raccolti ca. 3 chili in 10 minuti), si conservano a lungo e hanno un alto tasso di germinazione (per me, quest’anno, si è aggirata attorno al 70%). Certo, le mani puzzeranno un po’, ma è indubbio che valorizzare Anagyris foetida sembra proprio una mossa vincente. E’ incredibile come spesso le specie comuni possiedano incredibili qualità che riescono a passare del tutto inosservate!

Il vostro caro Totò

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2 risposte a “Anagyris foetida: le incredibili potenzialità delle specie comuni”

  1. Avatar Salvatore Surdo dice: Rispondi

    Erobpresente quel giorno e confermo che riesci a trasmettere un entusiasmo contagioso per tutto ciò che fai. Grande

    1. Ciao Salvo! Conservo un bellissimo ricordo di quella giornata. Anche (e sopratutto) dello spicchiamento delle azzeruole seduti fianco a fianco! 😆 Le seed-balls comunque hanno funzionato alla grande. Ne ho sparse alcune a casa Acquagrande e mi sono sbucati fuori roverelle, meliloto, biancispini, lecci, frassini, ecc..

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