Bellezze siciliane: Murella scabriuscula

Prendi un’amico fidato, una giornata uggiosa di fine Marzo e una lista di specie endemiche siciliane da andare a vedere, lista che da troppo tempo non viene spuntata. Sono gli ingredienti perfetti di una vera uscita da naturalisti, alla ricerca di uno dei molluschi terrestri secondo me più belli di tutto il mediterraneo: Murella scabriuscula!
Decidiamo di andare a gironzolare nei rilievi attorno Segesta, sicuri di trovare quello che cerchiamo. La Murella? No. Quello che vogliamo sono fioriture a perdita d’occhio, i primi voli dei balestrucci, bei paesaggi dove spaziare con lo sguardo, un sentiero dove curiosare in giro. Insomma, vogliamo la primavera! Scendendo dalla macchina ce la ritroviamo di fronte, prorompente in un trionfo di calendule fiorite…

Il tempio di Segesta visto da Monte Pispisa

La giornata uggiosa è perfetta. Dovrebbe stimolare l’attività delle Murella scabriuscula. Questa chiocciola dall’aspetto così particolare vive legata agli ambienti calcarei ed assolati della Sicilia occidentale, sopratutto nel trapanese. La conchiglia è davvero particolare, ruvidissima al tatto e scabrosa, con una miriade di costoline di carbonato di calcio, tutte parallele tra di loro, e una carena che gli esemplari mantengono anche nella forma adulta (malgrado sia un carattere ritenuto giovanile). La forma così appiattita le consente di trovare rifugio nelle fessure del calcare, che in effetti nel trapanese si presentano abbondanti e offrono rifugio ad una grande varietà di animali, come questa Tarentola mauretanica che si crogiola al pallido sole di Marzo, lungo il sentiero.

Tarentola mauritanica che si crogiola, ai tiepidi raggi autunnali…

Basta guardare alla base delle pareti che, ammonticchiate sul terriccio umido, ci sono decine e decine di gusci vuoti, una spolverata di bellezze tutte siciliane, un tappeto di nicchi di Murella scabriuscula!
Incredibili nella loro minuziosa e articolata perfezione, con la superficie delle loro conchiglie che sembra ricamata all’uncinetto. Bellissime nelle loro infinite varietà di ocra, rosa e bianco, con sfumature che vanno dal perlaceo al grigio affumicato dei nicchi più vecchi, da molto tempo in contatto col terreno.

Murella scabriuscula, nicchi vuoti.

Qualche gocciolina di pioggia e l’arietta fresca della lecceta che stiamo attraversando compie la magia: alcuni esemplari si destano dal loro sonno calcareo, affacciandosi timidamente dal guscio. Il corpo che emerge appena, di colore grigio bluastro, e i tentacoli curiosi che ci scrutano. Alla fine la troveremo praticamente ovunque, su pareti rocciose soleggiate, poco esposte, sia asciutte che umide!

Murella scabriuscula

L’alimentazione delle Murella è davvero particolare. Animali poco vagili, che si spostano di poche decine di metri durante il corso della loro vita, sono delle vere e proprie “pascolatrici algali” nutrendosi infatti del sottilissimo strato di microalghe che si forma nelle fenditure della roccia, dove qualche gocciolina indugia un po di più sul calcare poroso. Adattamento notevole per una specie che vive in una delle zone più xeriche e torride di tutta Italia…

Nonchè delle più belle!

Il vostro caro Totò (e il fido Baragona!)

Per saperne di più sulla specie
Una curiosità su una popolazione urbana
e una bellissima discussione sulle varie forme di questa specie

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