BioGiardino – Erbe infestanti: combatterle o conviverci?

<<Voglio che tutti i miei amici crescano come le erbacce. E voglio essere un’erbaccia anch’io, spontaneo e inarrestabile. Non voglio le amicizie che vanno coltivate>> – R.Macfarlane, Luoghi Selvaggi

Le cosiddette “erbe infestanti”, sinonimo di malerbe o erbacce, sono uno dei più grandi crucci del giardino. Vi siete mai chiesti perchè è così consigliato estirparle prima di piantare qualsiasi pianta noi vogliamo?
Qualsiasi creatura vivente sulla terra ha bisogno di risorse per sopravvivere e riprodursi. La costante necessità di fonti trofiche (cibo), minerarie, idriche e di spazio crea uno dei principali meccanismi evolutivi: la competizione. E indubbiamente le erbe selvatiche sono super-attrezzate in questo! Ogni volta che piantiamo o seminiamo qualcosa nel nostro giardino, estirpando le infestanti stiamo creando le condizioni ideali affinchè la nostra pianta abbia il maggior numero di risorse (luce, acqua, minerali) e la minor competizione con le altre piante….

Medicago polymorpha, una cover-grass che combatte le altre erbacce!

C’è da aggiungere però che molto spesso siamo noi stessi a creare le condizioni più favorevoli al ritorno delle stesse erbe. La maggior parte delle piante alimentari (pomodori, lattughe varie, ecc…) derivano da piante selvatiche di suoli disturbati. Suoli cioè di formazione recente, leggeri, ben areati e con strato di humus minimo o assente. Un terreno arato insomma!
Se lasciassimo un terreno a riposo per molti anni, questo si trasformerebbe in un suolo più naturale e più ricco di sostanza organica, ma meno indicato per le nostre coltivazioni. Ogni volta che lavoriamo il terreno, con fresature, scassi, vangate e quant’altro, ritorniamo al punto zero. Ricreiamo cioè quello che in natura viene definito un suolo disturbato….ottimo per i nostri ortaggi ma ttimo anche per le erbe!

Avete mai fatto caso che le prime a rispuntare sono sempre le graminacee?
Queste sono piante pioniere ed in genere di zone a bassa biodiversità e povere di insetti (impollinazione aerea, grazie al vento). Le dicotiledoni, le cosiddette piante a fiori, sono invece di ambienti più stabili e strutturati. Nonostante ciò anche un prato di gramigna o di avena, difficile da estirpare o da controllare, può ospitare una grande quantità di vita!

Discoglossus pictus in un prato di Avena sativa. Anche se difficili da gestire, i prati di graminacee sono ricchi di vita!

Combatterle o conviverci?
Meglio la seconda ipotesi…dato che in realtà ci sono parecchi trucchi in merito per contenerle, il tutto in maniera assolutamente naturale!

1) ARARE (CON CRITERIO) E PACCIAMARE
La naturale fertilità del terreno dipende da un insieme di fattori, a cominciare dalla presenza di materia organica e dalla vita di una miriade di microrganismi utili che popolano il sottosuolo. E’ importante che la nostra azione non vada a devastare questo equilibrio. Arando si vanno a girare le zolle di terra, arrivando a 30/50 cm di profondità a seconda della macchina che si usa. Nello strato superficiale del suolo vivono microrganismi aerobi, ovvero che richiedono ossigeno per vivere. Scendendo in profondità si trovano invece batteri e funghi anaerobi, che temono il contatto con l’aria. L’aratura mischia le carte in tavola e provoca danni alla micro flora vivente. Smuovere il terreno resta un’operazione colturale molto importante. Bisogna farlo però con criterio, per evitare di danneggiare l’equilibrio naturale di batteri e altri microrganismi utili. Il consiglio è di arare solo su terreni mai coltivati: quando sono inerbiti e presentano uno strato di radici troppo duro da lavorare, altrimenti se sono stati compattati dal passaggio di automezzi e persone. Basterà poi aggiungere materiale vegetale sul terreno lasciandolo a macerare per tutto l’inverno (pacciamatura), togliendolo temporaneamente nel periodo delle semine e riposizionandolo per proteggere le giovani piantine.

Giovani fragole in terreno dove è stata effettuata pacciamatura. Questa pratica permette anche la coesistenza a stretto contatto tra zone inerbite e zone coltivate

2) PORCELLINI D’INDIA – UN TOSAERBA NATURALE!
Non è una battuta, dico sul serio. I porcellini d’India sono erbivori in senso stretto, possono nutrirsi solo di vegetali. In particolare questa specie si nutre sopratutto delle parti verdi e fibrose delle piante, in pratica il miglior alimento per loro è l’erba!
Una coppia consuma circa 2 chili di erba a settimana, come parte di una alimentazione equilibrata. Significa 60 kg di erba in un mese, più o meno un appezzamento da 200 metri quadri. Oltre all’erba verde, necessitano anche costantemente di fieno, facilissimo da fare, direttamente dalle infestanti del nostro giardino. Inoltre producono in un mese ca. 4 kg di letame che, tra tutti, ha il maggior livello di azoto e il minor carico di urati tra tutti gli animali domestici. E’ in pratica il letame che più velocemente diventa compost maturo e fertilissimo.

Controindicazione: necessitano di vitamina C giornaliera (peperone, agrumi, tarassaco) e hanno bisogno di cibo verde tutto l’anno. Inoltre è bene prendere una coppia dello stesso sesso.

Porcellini d’india, grandi mangiatori di erba e pascolatori selettivi. Possono tenere un prato tosato sia se lasciati liberi (con le dovute precauzioni), sia in gabbie spaziose con abbondante erba come parte di una alimentazione equilibrata.

3) PRATO SI, MA COME LO DECIDIAMO NOI!
Riconvertire un prato può essere un’operazione gratificante e molto utile, in quanto in grado di riqualificare un ambiente. E’ molto semplice, basta azzerare la copertura erbosa (o arare, se proprio vogliamo essere drastici) e seminare a spaglio alcune particolari essenze.
Senza dubbio la migliore tra tutte è Medicago polymorpha, detta anche Erba Medica polimorfa. Leguminosa di praterie mediterranee, è una pianta dalle mille qualità. Azota il terreno in profondità, fornisce un ottimo fieno (in accoppiata col consiglio precedente!), si mantiene bassa e compatta ed è autoriseminante, in quanto pianta autoctona delle nostre zone. In fioritura colora il nostro prato di giallo ed una volta secca è davvero facile da eliminare, basta un rastrello e i tralci si staccano subito dal suolo. I semi si trovano facilmente su internet ed in alternativa si possono seminare a spaglio anche molte altre fabacee. Possiamo inoltre creare le cosiddette GRASS ISLAND, lasciando bordure e vere e proprie isole di vegetazione spontanea in giardino, in maniera che fungano da rifugio alla fauna selvatica, oltre che un notevole colpo d’occhio!

Grass Islands nell’uliveto di Iberis Giardino Mediterraneo. Foto di Leonardo Scuderi.

Ancora meglio seminare essenze di fiori selvatici, può fare davvero la differenza. Significa offrire un ambiente vario e eterogeneo per la fauna selvatica, aumentare la biodiversità ed offrire un grande aiuto agli impollinatori, sopratutto api e farfalle, che ultimamente non se la passano troppo bene! Una volta passata la fioritura possiamo falciare e lasciarle a pacciamare sul terreno, tagliandole prima della dispersione dei semi se abbiano in previsione di coltivare qualcosa!

Un vigneto inerbito, in provincia di Trapani . Tra le varie essenze si notano Silene colorata e Calendula suffruticosa. Un prato di biodiversità!

Per maggiori info e per conoscere i vantaggi dell’inerbimento, sopratutto in Frutteto e Vigneto
Per maggiori informazioni sulle infestanti dell’orto e sulle erbe spontanee

Il vostro caro Totò

 503 total views,  2 views today

2 risposte a “BioGiardino – Erbe infestanti: combatterle o conviverci?”

  1. Si benissimo bellissimo,
    ma io ho tutti gli infestanti peggiori!
    Ciperus, gramigna, rovi e poi quelli meno problematici come graminacee
    vitalba, ramolacci etc.
    Negli ultimi quattro anni e apparsa una erbaccia mai vista prima che ha invaso letteralmente tutta la zona!
    A settembre i campi incolti sono di colore marrone-nero dei semi secchi in cima aqueste piante !

  2. Avatar Saturi di Natura dice: Rispondi

    Ciao! Le piante selvatiche sono anche ottime indicatrici dello stato di salute del suolo. Il fatto che abbondi il Cyperus indica cattivo drenaggio e ristagni d’acqua. Paradossalmente dovrebbe scomparire eseguendo un bel drenaggio meccanico con una semplice canaletta d’acqua scavata nella terra.
    La gramigna invece abbonda quando il terreno è troppo lavorato, dato che rompere il suolo superficialmente significa anche rompere i suoi rizomi e aumentarne la diffusione. Se il terreno è soffice basta un buon forcone e olio di gomito per togliere direttamente i rizomi interi. I p.d’India ne vanno matti comunque! Riescono ad azzerarla in poco tempo

Lascia un commento