Darwin e l’inganno del nettare

Anacamptis longicornu
Particolare del fiore di Anacamptis longicornu

A pochissimi giorni dal Darwin day, durante una delle mie solite passeggiate per i panormitani monti, mi sono imbattuto in una delle prime orchidee primaverili , un piccolo anticipo di primavera. Febbraio è mese di timidissimi segnali di ripresa. La tanto agognata fine dell’inverno sta per arrivare, ma i prati sono ancora spogli, di quel colore verde marcio, umidi e avulsi di fiori e di ronzii. E mentre cammino, un po fischiettante, un po impantanato in mezzo ai prati argillosi, penso al sommo padre delle Scienze Naturali, a colui che ha dato inizio a tutto: sr. Charles Darwin. O meglio penso a quanto questa figura sia stata filtrata dal pensiero comune, secolo dopo secolo, fino a diventare l’ineccepibile naturalista che tutti oggi conosciamo. Eppure di errori e sopratutto di buchi nell’acqua, Carlo il barbuto ne aveva fatti un bel po.

Insomma, è a questo che penso mentre una nota di colore viola attira la mia attenzione. Sorrido. E mi chiedo se gli incontri nella vita siano davvero casuali o dettati dal fato. Una bellissima Anacamptis longicornu si para davanti a me, già in completa antesi fiorale. Un po precoce, a dir la verità, dato che i primi esemplari non li avevo mai incontrati prima di fine Febbraio. Anacamptis longicornu, che ha il poco pregevole nome italiano di “Orchidea cornuta” è così chiamata a causa dello sperone, una parte posteriore filiforme che si protende anche più della lunghezza del fiore stesso. A.longicornu è una specie molto comune in Sicilia e Sardegna, mentre rarissimi sono gli avvistamenti nel resto d’Italia

Anacamptis longicornu2
Anacamptis longicornu

Mentre la fotografo continuo a pensare all’incredibile coincidenza. Le orchidee, sopratutto quelle del genere Anacamptis, misero in seria difficoltà Darwin mentre elaborava una delle tante teorie arrivate fino ai giorni nostri: il rapporto mutualistico tra insetti e fiori. La particolarità dello sperone cavo in posizione posteriore si è evoluto infatti in molte specie, non solo tra le orchidee. In fondo allo sperone il fiore secerne gocce di nettare, visibili in trasparenza. La lunghezza dello sperone assicura all’orchidea un rapporto esclusivo con insetti dagli apparati boccali abbastanza lunghi da giungere fino al nettare, strofinando la testa sull’androceo che rilascerà il pollinio attaccandolo sulla testa dell’insetto.
Darwin studiò approfonditamente una specie molto affine ad A.longicornu e probabilmente una delle più distribuite in tutta Europa: Anacamptis morio. In Sicilia questa orchidea si trova solo nella zona orientale, spesso in popolamenti dai caratteri intermedi con la longicornu. L’attenzione particolare di Darwin era relativa ad un carattere unico: le Anacamptis, pur avendo lo sperone cavo, non producono nettare!

Anacamptis morio
Anacamptis morio

Eppure venivano visitate puntualmente da insetti del genere Bombus, che dopo una rapida visita all’interno del fiore se ne volavano via affamati e insoddisfatti. Sezionò decine e decine di A.morio, convinto che il nettare doveva essere ben nascosto da qualche parte. Ma non ne trovò. Questo fenomeno assillò Darwin per molto tempo. Dichiarò, sui suoi libri, che non poteva credere a “un’impostura così gigantesca” e che queste piante attiravano gli insetti con “organizzati sistemi di inganno“. Egli pensava che il reciproco adattamento tra piante ed insetti fosse alla base di un rapporto mutualistico essenziale per entrambi e che queste “piante truffatrici” sarebbero sopravvissute solo fino a quando gli insetti avrebbero evoluto, generazione dopo generazione, metodi per non cadere nella trappola.Tradotto in altri termini, Darwin pensava fossero incappate in un “buco evolutivo”, destinate all’estinzione.

Anacamptis
Da destra: A.longicornu, A.pyramidalis, A.collina, A.morio, A. saxiflora, A.papilionacea (per l’immagine grande clicca… e poi clicca di nuovo)

Ma non sapeva che le orchidee sono piante tanto belle quanto cattivissime. Nell’immagine precedente ho saturato un po i colori di diversi fiori di Anacamptis trovati nelle mie passeggiate. Basta guardare il labello con gli occhi di un’ape o di un bombo per capire dove sta l’equivoco. Gli imenotteri hanno sensibilità all’ultravioletto molto elevata e il connubio visivo di un lungo sperone che promette nettare ed un ampio labello (il petalo centrale modificato delle orchidee) con vistosi segnali che convogliano tutti verso la parte centrale del fiore, quasi una pista d’atterraggio al neon che indica la promessa di un’abbuffata. L’impulso è troppo forte per resistere, l’insetto atterra sul fiore, lo visita velocemente e se ne va digiuno, ma portandosi il paio di pollini attaccato sulla testa. Una vera e propria fregatura!

Andrena sp
Andrena sp. su Anacamptis morio

C’è un motivo per qui queste piante si sono evolute perdendo la capacità di produrre nettare?

Certo! Anzi ce ne sono due.

Il primo è che il nettare è energeticamente molto dispendioso per la pianta e, nella regola dei giochi, se molti sono i fiori che danno ricompense, qualcuno può permettersi di bluffare senza cadere in tragedie evolutive.
Il secondo motivo è ancora più sottile ed è stato scoperto da pochissimo. Un gruppo di ricercatori inglesi ha iniettato artificialmente all’interno dello sperone delle A.morio del nettare artificiale, misurando i tempi di permanenza dei bombi sui fiori. Ovviamente gli insetti sostavano di più sulle orchidee col nettare aggiunto, perchè dovevano bere. Ma facendo così, parte del polline rilasciato sull’insetto andava sprecato perchè il bombo visitava tutti i fiori della stessa pianta cospargendola del suo stesso polline e aumentando l’autoimpollinazione, che moltissime specie cercano di evitare. La permanenza sui fiori normali, senza nettare, era minima così come il polline sprecato.

Non avranno nettare, ma in quanto a “furbizia” le Anacamptis non sono seconde a nessuno

Albine longicornu
Anacamptis longicornu albina

Per saperne di più sull’esperimento del nettare addizionale in piante di Anacamptis morio
Per approfondire sulle Anacamptis della nostra regione
E se l’articolo vi è piaciuto, ho scoperto che non sono l’unico che il 12 Febbraio ha pensato a Darwin e alle orchidee

Il vostro caro Totò

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