8 (+1) accorgimenti per identificare gli Uccelli

Oggi è l’ennesima giornata in cui mi chiedono “che uccello è quello?” indicando un puntino in controluce sul filo del telefono, al di la della strada. Alla risposta “quello? E’ un verzellino!” seguono i soliti sguardi sbalorditi, subito accompagnati da bocca ad O e domanda retorica: “Ma comeee faiii?!!?“.

Ma cavolo, ragazzi! Sta cantando!!!

 Così stasera, ispirato dalla febbre primaverile che sembra aver colpito parimenti uccelli e amanti della natura, mi sono deciso a scrivere 8 semplici trucchi, in ordine di importanza, per dare una mano a chi si vuole cimentare nella intrigante arte dell’identificazione, del birdwatching.

Quando vi imbattete in una specie di cui l’identificazione vi pare impossibile, prendete carta e penna e buttate giù degli appunti veloci su:

 1) FENOLOGIA

Gli uccelli, si sa, hanno le ali. Questo può portare a pensare che essi si spostino quanto e come vogliano e quando gli passa per la testa. Beh, non è proprio così! I movimenti sono legati alle diversa biologia delle specie, che possono essere migratrici o sedentarie, e che non sono uguali durante il corso dell’anno.
La fenologia di una specie, ovvero il cambiamento comportamentale dovuto alle mutazioni stagionali, può darci un indizio sulla presenza o l’assenza di una specie in un territorio durante un periodo dell’anno.
Pensare alla fenologia degli uccelli ci permette subito di eliminare un gran numero di specie, se di fronte abbiamo un uccello dubbio.
Un esempio concreto è dato dai Luì. Se mi trovo, come nel mio caso, in Sicilia, a bassa quota, in inverno e magari in ambiente antropizzato, se quello che ho davanti mi sembra un Luì, al 99,9% è un Luì piccolo, dato che posso escludere tutte le altre specie europee di Luì che sono migratori transahariani e che mai svernano alle nostre latitudini.

Phylloscopus collybita
Luì piccolo

Per fare degli esempi rapidi, in Sicilia Occidentale lo storno nero si vede durante tutto l’anno, mentre lo storno comune è svernante, quindi solo nei mesi invernali. Stessa cosa per rondine montana, relativamente visibile durante tutto l’anno, mentre rondine comune e balestruccio solo durante la bella stagione. Alcune specie si vedono solo per poche settimane durante la migrazione, come lo stiaccino, mentre il saltimpalo, suo congenerico, è stanziale tutto l’anno.

2) SAGOMA 

Spesso gli avvistamenti avvengono in condizioni di luce sfavorevoli e non sempre è facile arrivare ad una identificazione veloce. Tuttavia, specialmente per i grandi veleggiatori (rapaci, cicogne, ecc…) imparare le sagome delle diverse specie può risultare una strategia vincente. Anche il semplice annotare la forma della coda e delle ali (larghe negli accipitridi, a falce nei falchi), il numero di primarie digitate (utile per aquile e nibbi), colli retratti o distesi e zampe proiettate oltre la coda (fenicotteri, spatole, aironi).

Hieraetus pennatus
Aquila minore (in basso a sinistra) “mobbata” da cornacchie grige

Qui un buon sito dove imparare le sagome dei rapaci più comuni

3) JIZZ

In condizioni di buone osservazioni, ma con specie di cui risulta ostica l’identificazione, è bene fare affidamento al jizz: quell’insieme di caratteri che nell’insieme ci danno un’indicazione particolare. E’ la cosiddetta impressione generale. Così come riconosciamo le specie comuni ad un singolo colpo d’occhio, ci può essere una combinazione di caratteri che, visti insieme, destano immediatamente il nostro interesse come quando ci imbattiamo in un viso nuovo.
Il jizz  spesso ci aiuta quando abbiamo a che fare con specie rare, accidentali. Così all’interno di uno stormo di gabbiani, un gabbiano reale più smilzo, dallo sguardo più “dolce” e dalla testina più schiacciata, potrebbe rivelarsi un gabbiano caspico. O un’allodola dal becco più corto e conico, con un jizz quasi da fanello potrebbe farci scattare il campanellino d’allarme e indagare su una possibile calandrina

Larus cachinnans
Gabbiano pontico immaturo

Se avete ancora dubbi sul jizz provare a leggere questo

4) MOVIMENTI CARATTERISTICI

Alcuni uccelli effettuano movimenti specie-specifici, che compiono solo loro e che ci permettono una identificazione rapida.
Così se un uccellino si ferma sul terreno in posizione eretta, facendo degli inchini ripetuti, subito seguiti da un fremito della coda verso il basso, siamo certi di essere di fronte ad un codirosso spazzacamino. Se un piccolo passeriforme scala verticalmente un tronco potrebbe a colpo d’occhio essere un rampichino o un picchio muratore. Le tortore dal collare alzano la coda in verticale non appena si poggiano, mentre usignolo di fiume e scricciolo la tengono sempre inclinata verso l’altro di 90°

Codirosso spazzacamino
Codirosso spazzacamino

5) VOLO CARATTERISTICO

Esistono alcuni tipi di volo che, se riconosciuti, accellerano velocemente l’identificazione. Così un rapace in hovering, quello che in Italia chiamiamo spirito santo, può essere rapidamente identificato tra una poiana o un biancone se di grosse dimensioni, o tra un gheppio e un grillaio se di taglia inferiore. Un rapace in veleggiamento lento e posato, il cosiddetto hanging, può aiutarci a capire se davanti abbiamo un lanario piuttosto che un pellegrino dal volo più rapido e nervoso.
Anche alcuni passeriformi hanno modi di volare curiosi: ballerine cutrettole volano con brevi intervalli di veloci battiti d’ala a momenti di volo ad ali chiuse, mentre molti (tottavilla, prispolone, sterpazzola di sardegna, ma anche la tortora dal collare) effettuano voli a paracadute durante il periodo, alzandosi in un rapido volo verticale e lasciandosi ricadere lentamente, ad ali spiegate

Buteo buteo

Poiana in volteggio (soaring)

6) HABITAT

Tralasciando i periodi migratori, in cui gli uccelli compaiono per brevi lassi di tempo in posti inusuali, di solito ogni specie ha il suo habitat elettivo e questo può aiutarci ad identificarlo. E’ molto utile per le specie simili all’interno di uno stesso genere, ma che occupano nicchie ed habitat completamente diversi tra loro, come gli alaudidi ed i sylvidi. Quindi ad esempio troveremo allodole in prati freddi , d’alta quota e d’erba bassa, tottaville in prati con alberature sparse, spesso ai margini del bosco, calandre e calandrelle in prati caldi e secchi, con roccia affiorante, e cappellacce in prati degradati, coltivi ed ambienti antropizzati

Galerida cristata
Cappellaccia

Ne abbiamo già parlato in questo articolo

7) CANTO

E’ una cosa a conoscenza di tutti, ma che al momento del bisogno non ricorda mai nessuno: gli uccelli cantano!
Ed ogni specie ha il suo canto! Impararli rende il tutto più facile e stimolante. Basta solo un buon cd e tanta, tantissima pratica.

Carduelis
Cardellino in canto

8) COLORI DEL PIUMAGGIO

Tra i caratteri identificativi è quello che considero il meno importante. Alcuni uccelli sono colorati e molto facili da identificare, altri sono praticamente marroni (tanto da prendere l’affettuoso nomignolo inglese di little brown jobs) e bisogna quindi affidarsi ad altro per riuscire a capire di che specie sono. Inoltre i colori cambiano continuamente, in base al sesso, all’età ed al periodo dell’anno

Porphyrio porphyrio
Pollo sultano. In alto un individuo adulto, in basso un giovane, molto meno blu ed in muta verso il piumaggio definitivo

Detto questo è indubbiamente necessaria tanta, tantissima pratica. Ma con pazienza e passione si può arrivare a risultati discreti in buon tempo.

C’è un ultimo consiglio che mi sento di darvi ed è il…

+1) Avere un ornitologo accanto

Sembra una battuta ma…si impara molto più in fretta

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Il vostro caro Totò

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