Di Mungibeddu tutti figghi semu (Etna sud)

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Di Mungibeddu tutti figghi semu
terra di focu, di canti e d’amuri

Così recita una vecchia canzone siciliana. E non c’è nulla di più azzeccato in queste due giornate di trekking, in compagnia di amici fidati. C’è gioia nel cuore e sveltezza nei passi. Per strada si fischietta, si canticchia, si intonano canzoni in solitaria o in gruppo, si sfidano gli altri in un duello musicale che farà volare la strada sotto i piedi.

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Tra la confusione di miriadi di sentieri dai nomi altisonanti in un territorio praticamente sconosciuto, decidiamo di affrontare la pista altomontana dell’Etna. Segnata, conosciuta e ben spiegata. Anche se di solito rifuggiamo i sentieri più utilizzati e frequentati, fare trekking in una zona che non si conosce è sempre un’incognita. Trovare l’attacco della pista, decidere la direzione da prendere nel bivio non segnalato (che non manca mai…), sapere se i rifugi sono aperti o meno. Per fortuna ad accorrere in nostro aiuto troviamo QUESTO ottimo sito che si rivelerà prezioso. Decidiamo comunque di attaccare la pista da Sud (Rifugio Ariel) e di fare un percorso ad anello, con capatine varie in posti graziosi e facilmente raggiungibili.I nostri obiettivi sono specie poco comuni nel resto della Sicilia, o presenti esclusivamente qui: Crociere, Lucherino, Vipera, Coronella austriaca…

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L’Etna meridionale si rivelerà completamente diverso rispetto alle aspettative. La strada, che parte da un sontuoso cancello forestale a 1600 m slm, ha segnaletica scarsa o praticamente inesistente. La maggior parte dei rifugi autogestiti chiusi. I forestali però sono simpatici e ci danno una dritta sull’attacco della pista che non riusciamo a trovare, mentre addentano delle arancine che sembrano davvero gustose.Una volta imboccato il sentiero giusto, le strade ci lasciano a bocca aperta. Il sentiero, nero e sinuoso come un biacco,  serpeggia attraverso colate laviche, giovani rimboschimenti e pinete mature. Rari pioppeti di alta quota che danno un aspetto molto british a tutto. Sembra di stare su un altro continente.

Sarà il mese poco redditizio, con i suoi gialli prati estivi e i cieli di un azzurro pallido. La forte luce del sole sbianca tutto e crea un paesaggio dai colori pastello. Ad animare il cammino ci sono solo orde di balestrucci in migrazione, lucertole nere come la pietra lavica su cui si muovono, e miriadi di Hipparchia fagi. Con la solerzia e la pacatezza che contraddistingue questo genere, i maschi di questa farfalla si inseguono su e giù per i tronchi degli alberi, a scatti si fronteggiano con le antenne frementi di indignazione. Le femmine invece girano pigramente per il pioppeto, cercando qualche via d’accesso alla linfa degli alberi, dato che i fiori a fine Agosto sono ormai un ricordo lontano

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Arriviamo al rifugio Galvarina con largo anticipo, il che ci permette di godere un ottimo pomeriggio a bighellonare in giro.  Il pozzo è secco ma la piccola costruzione è ben tenuta, pulita e ospitale, anche se un po scomoda. Pochi istanti dopo arriva un gruppo di allegri scout di Battipaglia (SA). Simpatici quanto sprovveduti, ci chiederanno indicazioni sul rifugio successivo, sbagliando strada sotto i nostri occhi. I furbacchioni fanno anche finta di dimenticare un sacchetto pieno di spazzatura, ma verranno subito richiamati all’ordine. Non lo sappiamo ancora, ma ci manderanno la notte di traverso. Ripartono e l’Etna li saluta con cupi boati e sbuffi di gas. L’ambiente attorno è cambiato radicalmente, con praterie d’alta quota piene di saltimpali. Ogni tanto qualche stormo di allodole in migrazione s’invola proprio sotto i nostri piedi, mentre cerchiamo legna per la notte. Sembra di camminare su e giù per un quadro sbiadito. Poi arriva il tramonto e tutto cambia…

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Dopo aver ammirato l’intera gamma di colori dal crepuscolo al pieno calar del sole, la notte arriva fresca e incredibilmente silenziosa. Stelle sopra di noi e lucine umane al di sotto, per chilometri e chilometri. La concezione dello spazio intorno sembra vacillare. Ma a riportarci sulla retta via arriva lei….la Volpe!

Sapevo della strafottenza delle volpi etnee, ma questa le ha davvero battute tutte. Girando indifferente a pochi metri da noi ci guarda dritta negli occhi con fare malandrino, indispettita dal fatto che non abbiamo ancora tirato fuori il cibo. Sarà dura, ma terremo fede al nostro principio di non dare cibo agli animali selvatici. E infatti dopo un po la cara volpacchiotta se ne andrà, visibilmente scocciata…

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(foto di Alessandro Baragona)

Andata via, riecco arrivare il caro gruppo scout con tanto di lampade, lamenti e facce afflitte per aver sbagliato strada nonostante le chiare indicazioni. Si accampano fuori dal rifugio per cenare e dopo uno spargimento di carta, lattine e resti di cibo, si ficcano dentro il rifugio, stretti come sardine. Tentiamo una pacifica convivenza ma i ragazzi, seppur simpatici, hanno un altro modo di affrontare la montagna, lontano anni luce dai nostri ideali di trekking. Passeremo una notte insonne, con tanto di amica che decide di dormire fuori. La volpe le ruberà gli occhiali nel bel sonno. La mattina, al risveglio questo è lo SPETTACOLO PENOSO a cui dobbiamo assistere…

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Ce ne andiamo già alle luci dell’alba,  disgustati e coi nervi a fior di pelle, decisi a prendere futuri provvedimenti o a fare almeno una segnalazione alla Forestale. Per fortuna il pisolino ristoratore nel bosco e l’ambiente decisamente rilassante ci fa di nuovo tornare il buon umore. L’escursione è quasi al termine e mentre attraversiamo le ultime magnifiche colate rimboschite negli anni ’50, con alberi alti e dritti come colonne, arrivano loro a rallegrare il tutto: i Crocieri! Bellissimi fringillidi per anni considerati sedentari. Si tratta in realtà di una specie nomade, molto specializzato per quanto riguarda il suo cibo preferito (Pinoli) che si stabilisce dove le sue risorse alimentari giungono a maturazione in quantità sufficienti per sostenere una colonia. In Sicilia attualmente si trovano localizzati solamente sull’Etna, dove sono legati ai rimboschimenti di Pino nero e a qualche Laricio qua e là. Li troviamo a decine presso l’unico punto d’acqua presente in tutto il percorso. Così confidenti che riusciamo ad avvicinarci a pochi metri senza che loro battano ciglio. Bellissimi maschi dalle uniforme rosse e attillate, femmine verde bosco e giovani striati. Un’ottima chiusura per un trekking etneo pieno di sorprese

Il vostro caro Totò

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