I Sabaudi in Sicilia (Monte Cofano – Pizzo Monaco)

MONTE COFANO

Quando ci si arriva sotto si rimane sempre a bocca aperta, col naso per aria e un’espressione di incredulità. Anche il gruppo di piemontesi che accompagno in questi giorni rimane estasiato. Loro abituati alle Alpi, a vette che sfiorano o superano i 4000 m, rimangono positivamente conquistati da Monte Cofano. Nonostante abbia un profilo “dolomitico” a loro ben noto.
Nonostante raggiunga appena i 659 metri.

Sarà la sua forma particolare, o la sua posizione. Uno ziqqurat sul mare.
Le pareti, verticali e sfrangiate come dita secche, sdrucciolevoli e scurite dalla pioggia recente, sembrano ergersi al cielo in un gesto di implorazione. Piccolo, scuro ed implorante. Quasi la personificazione dei peggiori siciliani. Eppure immenso e maestoso non appena ci si trova sotto. Un “Gran Paradiso” tascabile…

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Salire dalla sella significa scoprire la provincia di Trapani ad ogni passo. Più si sale più il panorama si allarga. Il golfo di Cornino, sovrastato da Erice, lascia scoperta anche le Egadi, con Favignana e Levanzo prepotentemente davanti. Marettimo appena accennata. Scollinando poi il panorama diventa ancora più vasto, comprendendo i monti di San Vito lo Capo e Castellammare del Golfo

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Primavera
tutto colori  e balzi
coi tuoi piedi di lepre

Basta una breve sosta nei pressi del Gorgo Cofano per rimanere estasiati. Le ginestre spinose sono in piena fioritura. L’aria è carica del loro profumo, dolce. Ossigeno e miele. Il giallo dei loro petali. Il blu del mare. Il verde della gariga a Palma Nana. Un Falco pellegrino manifesta il suo disprezzo. Il suo verso echeggia tra i crepacci, disturbati dai visitatori.
I bordi del laghetto sono disseminati di giovani neometamorfosati di Discoglosso. I girini di Rospo comune invece, neri e pigri, nuotano piano tra i ranuncoli. Se la prendono comoda, le zampette non ancora spuntate. Centinaia di bocche fameliche che raschiano tutto ciò che di commestibile c’è sulle superfici del loro stagno.

L’aria, fresca e pregna di vita, ha il sapore delle prime fragole. Mangiate con avidità, ma ancora troppo dure e acidule. Tra un mese, a fine Maggio, sarà un effluvio di sensualità. Carica di ferormoni e voli nuziali. Ogni respiro trasformato in una scottante proposta. Calda e morbida. Come una pera troppo matura. O i seni di una donna florida

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La giornata e la compagnia meritano. Stendersi a prendere il sole diventa quasi una necessità. Il gruppo che accompagno si rivela gradevole. Umorismi sottili e sorrisi gratuiti. La passione per il trekking li unisce da anni e le loro amicizie mi sembrano salde e collaudate nel tempo. Hanno galanterie da gran signori e goliardie da ragazzotti un po troppo irruenti. Nel corso di quattro giorni in giro per la Sicilia Occidentale nascerà una bella amicizia. Ora, stesi al sole, ci godiamo il pranzo sotto gli occhi attenti di una Podarcis siculus

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PIZZO MONACO

Esiste la super-mega riserva piena di endemismi e rarità. O la zona umida super-figa con i migliori capanni di avvistamento per l’avifauna. E poi esistono zone di nicchia, che nessuno conosce. Dimenticate da tutti e senza alcuna forma di tutela, prosperano indisturbate al riparo da incendi, escusionisti della Domenica e dalla mano dei Forestali. Una di queste è Pizzo Monaco.
Incastonato in una delle zone più belle e conosciute della Sicilia, la sua notorietà viene messa ampiamente in ombra dalla riserva dello Zingaro (praticamente addossata) e dalle acque cristalline della spiaggia di San Vito lo Capo Deve il suo nome ad un curioso “piliere” di roccia sulla propaggine nord, in cui i locali vedono la forma di un monaco inginocchiato ed in preghiera. Le mani giunte. La testa chinata.

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Dico al gruppo piemontese che i giovani ci vedono un giovane escursionista con lo zainetto che, in ginocchio, implora di non avermi come guida per i troppi km che gli farei fare. Grasse risate.
Il gruppo invece cammina spedito e questo mi rincuora.

Esistono due tipi estremi di camminatori:
– i camminatori sportivi, quelli per cui la montagna è una bestia da domare, che affrontano tutti i sentieri con lo stesso spirito sportivo. Tempi standard, passo standard, poche soste tutte prestabilite
-i camminatori bighelloni, quelli che camminano col naso per aria, inciampano spesso, magari si fermano per ore in un punto a scrivere poesie, abbozzare lo schizzo di un paesaggio, prendere appunti su una pianta particolare. Non hanno paura di perdere tempo ad annusare un fiore o ad ammirare il panorama.

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Questo gruppo si presenterà come una buona via di mezzo. Quasi tutto il percorso si articola su tornanti sempre più stretti. Ci si fa strada su per una macchia mediterranea fittissima e carica di essenze. Dimenticata da tutti. La sua salvezza. Si rivelerà una giornata fruttuosa per l’incontro tra i piemontesi e le orchidee, ben 11 specie (tra cui una nuova anche per me!)

Arrivati in cima il panorama è mozzafiato. San Vito si stende sotto ai nostri piedi, piccola e quadrata. Una tovaglia a quadretti bianchi su un tavolo che comincia a colorarsi di verdi. Il mare a far da contorno a tutto: terre, panorami, emozioni, pensieri…

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